Come capire se il nostro ETF presta i propri titoli?

Ho già parlato di prestito titoli nel mondo ETF in questo articolo, un'attività finalizzata a ridurre l’onerosità dello strumento avvicinando il più possibile lo strumento alla performance dell’indice sottostante. In alcuni casi grazie al contributo del prestito titoli addirittura l’ETF supera il benchmark facendo diventare positiva la tracking difference, ovvero la differenza tra il rendimento dell’ETF e quello del sottostante.

Opportunità e rischi (remoti) generati da questa pratica del prestito titoli sono già state affrontate. Oggi voglio guidare il lettore all’interno dei siti dei principali emittenti di ETF per permettergli di capire quale emittente e con quale intensità applica questa attività.

 

ETF: dove cercare la presenza di prestito titoli

Il primo documento da consultare è sempre il KIID: qui possiamo trovare indicato se un ETF effettua prestito titoli oppure no. Sul KIID dell’ETF iShares Core Emerging Market troviamo ad esempio scritto: “quando il Fondo effettua operazioni di prestito titoli per ridurre i costi, questi riceverà il 62,5% dei rispettivi proventi realizzati mentre il restante 37,5% andrà a favore di BlackRock in qualità di agente per il prestito dei titoli. Non aumentando i costi di gestione del Fondo, la ripartizione dei proventi realizzati dall’attività di prestito titoli è stata esclusa dalle spese correnti”.

In questo caso il ricavo da prestito non verrà interamente assorbito dall’ETF per ridurre i costi, ma solo una parte di esso (il 62,5%). SPDR invece dichiara sul suo ETF MSCI EMU di non effettuare attività di prestito titoli.

Vanguard sull’ETF FTSE All-World afferma invece “relativamente ai propri investimenti, il Fondo può effettuare operazioni di prestito garantite a breve termine a favore di determinate terze parti autorizzate. Ciò costituisce un mezzo per generare maggior reddito e compensare i costi sostenuti dal Fondo”. Nel prospetto viene poi precisato che qualunque provento generato dall’attività di prestito titoli verrà conferita al comparto. In pratica il 100% dei ricavi servirà per ridurre i costi.

Quindi abbiamo una voce di ricavo che parzialmente o totalmente entra nel bilancio dell’ETF. Ma possiamo quantificare questo ricavo? Certamente. iShares ad esempio è molto trasparente e pubblicizza nella homepage del suo sito non solo i punti base annui ricavati dall’attività di prestito titoli, ma anche la quantità media e massima prestata nel corso dell’anno, il valore del collaterale dato a garanzia, cosa compone il collaterale stesso e le regole di valutazione.

Tutte informazioni importanti poiché mettono in grado l’investitore di giudicare quanto del patrimonio del fondo teoricamente è esposto ad un rischio controparte, il livello e la qualità della garanzia offerta.
Se ad esempio la normativa europea permette un prestito titoli fino al 100% del patrimonio del fondo, per mitigare i rischi un emittente può decidere di autolimitarsi questo cap.

Ecco quello che troviamo scritto sul sito di UBS ETF: “conformemente alla direttiva europea sui fondi OICVM e alla legge federale sugli investimenti collettivi di capitale LICol l’ammontare dei titoli prestati può arrivare al 100%. Nella prassi, finora la quota di titoli effettivamente dati in prestito presso UBS ETF è stata molto inferiore. Per il prestito di titoli UBS ETF ha fissato una soglia massima pari al 50% del valore netto d’inventario di un ETF”.

Per offrire una garanzia ancora maggiore agli investitori le società di ETF tendono ad accettare collaterali con un valore superiore al 100% dei titoli oggetto di prestito. Ad esempio UBS scrive sulla sua pagine dedicata al prestito titoli “Le operazioni di prestito titoli di UBS ETF prevedono una sovracollateralizzazione non inferiore al 105%”.

Se c’è una caratteristica vincente di questi strumenti rispetto ai fondi oltre a quella del costo è sicuramente la trasparenza. Magari non è semplice trovare la policy che regola questo genere di attività, ma ogni emittente ha un documento che spiega come svolge questo tipo di attività e con quali garanzie. 

Alcuni criticano questa attività di prestito titoli poiché espone gli investitori a rischi aggiuntivi di controparte, anche coloro che pensavano di evitare qualsiasi forma di rischio controparte per aver scelto strumenti a replica fisica.

In realtà la normativa UCITS ha posto delle regole molto rigide a tutela dell’investitore ed i rischi appaiono decisamente remoti. Oltre tutto la trasparenza è massima ed i più pignoli potranno monitorare quotidianamente quanto è presente in ogni ETF questo rischio con la libertà di scegliere anche emittenti che prestito titoli non lo fanno proprio.

 

 

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