Paolo Baffi: chi era l’ex-capo di Bankitalia degli anni ‘70

Paolo Baffi è stato un economista che ha guidato la Banca d'Italia negli anni tumultuosi dell'inflazione galoppante e degli scandali finanziari dovuti alle speculazioni di Michele Sindona. Vediamo quindi la storia del banchiere che fu coinvolto anche in vicende giudiziarie che lo videro protagonista proprio quando era a capo dell’istituto monetario.

 

Paolo Baffi: biografia

Paolo Baffi nacque a Pavia il 5 agosto 1911. Completò gli studi laureandosi a soli 21 anni in Economia presso l'Università Luigi Bocconi di Milano e poco dopo divenne assistente del professore economista Giorgio Mortara. Grazie all'influenza di costui, Baffi entrò a far parte dell'Ufficio Studi che era stato appena costituito presso la Banca d'Italia. L'allora Governatore Vincenzo Azzolini lo mandò a Londra a studiare l'organizzazione dell'analogo ufficio presso la Bank of England, in modo tale da portare poi l'esperienza in Italia.

Baffi si mostrò da subito capace e competente, così nel 1945 il successivo Governatore Luigi Einaudi lo promosse a capo dell'Ufficio Studi. Nel dopoguerra l'Italia ebbe ad affrontare il problema dell'inflazione crescente, in virtù anche della ripresa economica. Così fu messa in campo la cosiddetta Linea Einaudi per aumentare i coefficienti di riserva obbligatoria e frenare la crescita dei prezzi. In tutto questo l'apporto di Baffi fu decisivo.

Determinante fu il viaggio del giovane economista pavese a Basilea, quando si recò presso la Banca dei Regolamenti Internazionali per far riscrivere il report sull'Italia in maniera più favorevole e che comportò la riapertura del credito internazionale. Ciò costituì la base per la rinascita del nostro Paese dopo il martirio della guerra e valse la promozione a Baffi come Direttore generale della Banca d'Italia nel 1960, carica che conservò fino al 1975.

 

Paolo Baffi: Governatore della Banca d'Italia

Nel 1975 alla Banca d'Italia avvenne un fatto che ancora rimane avvolto nel mistero, ovvero le dimissioni del Governatore Guido Carli. Secondo alcuni, l'atto ha a che fare con il terremoto che vi fu nella finanza italiana con il fallimento della Banca Privata Italiana di Michele Sindona, secondo altri invece Carli voleva prendere una direzione imprenditoriale nella sua carriera. Fatto sta che al vertice di Palazzo Koch salì proprio Paolo Baffi il 19 agosto di quell'anno. La sua nomina fu fortemente caldeggiata dal Vicepresidente del Consiglio Ugo La Malfa e ottenuta con il via libera del PCI di Enrico Berlinguer, che nutriva grande apprezzamento nei confronti del successore di Carli.

La situazione che Baffi trovò in Bankitalia fu di un enorme attivo immobilizzato per una grande quantità di prestiti nei confronti del Tesoro che l'istituto monetario erogava per finanziare la spesa pubblica. Il nuovo Governatore quindi spinse per una maggiore autonomia della Banca e quindi per la stabilità monetaria quale requisito di una crescita economica credibile e della tutela del risparmio. La questione fu affrontata il 31 maggio 1976 all'Assemblea annuale della Banca d'Italia, dove Baffi pose in evidenza il tema del disavanzo dello Stato e di un maggiore spazio di manovra dell'istituto centrale. Nel suo discorso, il numero uno di Bankitalia affermò che la riduzione del deficit costituiva il primo passo in un processo di maggiore autonomia della Banca.

Quell'anno Baffi dovette prendere un'altra decisione molto importante, ovvero la chiusura avvenuta il 20 gennaio del mercato ufficiale dei cambi per proteggere la lira da attacchi speculativi di gruppi finanziari italo-americani, che avevano fatto svalutare la moneta di oltre il 6%. La mossa generò polemiche a livello istituzionale, con il Tesoro che prese chiaramente le distanze. Tuttavia, il mercato valutario rimase chiuso fino all'inizio di marzo 1976. 

Questo determinò un cambio di passo notevole rispetto alla precedente gestione e si inserì in un quadro dove la presenza della Banca d'Italia nella vigilanza e nell'attività ispettiva diventava più incisiva, al punto che negli ambienti economici di allora Baffi fu definito come il "Governatore della Vigilanza".

 

Paolo Baffi: l'inchiesta giudiziaria

La carriera alla Banca d'Italia di Paolo Baffi fu macchiata da un'inchiesta giudiziaria che lo vide coinvolto proprio in merito alla vigilanza. Nell'indagine condotta dal giudice istruttore Antonio Alibrandi e dal sostituto procuratore Luciano Infelisi sul Credito Industriale Sardo, Baffi fu incriminato per favoreggiamento e interesse privato. In base a quanto sostenuto dalla Procura, l'istituto centrale sarebbe stato reticente nell'esercizio della vigilanza e per non aver trasmesso alla magistratura il rapporto relativo all'ispezione presso l'ente finanziario sardo. L'inchiesta portò all'arresto del Vicedirettore di Via Nazionale Mario Sarcinelli, mentre Baffi riuscì a evitare le manette.

In realtà tutto l'operato della magistratura fu avvolto da una nube oscura, in quanto i due giudici che portarono avanti l'indagine erano considerati entrambi molto vicini alla famiglia Caltagirone e alla Democrazia Cristiana, coinvolte nelle vicende di Italcasse, delle banche di Sindona e del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi che la Banca d'Italia aveva preso di mira. In sostanza, quella in atto sarebbe stata una sorta di vendetta politica nei confronti dei vertici dell'istituto centrale.

Gli attestati di stima nei confronti di Baffi e Sarcinelli furono numerosi e persino il Presidente della Repubblica Sandro Pertini prese posizione a favore dei due imputati. Il processo in fase istruttoria si concluse l'11 giugno 1981 con il proscioglimento integrale dei soggetti indiziati. Nel frattempo però Paolo Baffi aveva lasciato la carica di Governatore della Banca d'Italia, con le dimissioni avvenute il 16 agosto 1979. Subito dopo, a Baffi fu recapitata una pergamena a firma di 126 esponenti della finanza e delle istituzioni di tutto il mondo come tributo all'uomo e al banchiere, rivendicando la credibilità e la notorietà dell'economista. 

 

Paolo Baffi: gli ultimi anni di vita

Terminata l'esperienza alla Banca d'Italia e archiviata quella giudiziaria, Baffi diventò Vicegovernatore del Fondo Monetario Internazionale e collaborò con la Banca dei Regolamenti Internazionali. Nel 1981, il Governo guidato da Giovanni Spadolini gli offrì la carica di Ministro del Tesoro, ma Baffi rifiutò. "Non potrei collaborare con coloro che in un modo o nell'altro hanno tollerato, favorito, l'infernale macchinazione volta a colpirmi" dichiarò all'epoca. Allo stesso modo non accettò l'offerta di PRI e PLI come capolista nell'Italia del Nord alle elezioni del Parlamento Europeo del 1984. Il 13 settembre 1988 divenne Vicepresidente del Comitato direttivo della Banca dei Regolamenti internazionali, ultima carica prima della sua morte avvenuta il 4 agosto 1989.

 

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