Crac Greensill Bank: BCE in allerta, ricorda crisi 2007-2008

Dopo la vicenda Wirecard di qualche mese fa, il sistema finanziario tedesco è finito di nuovo nella bufera per lo scandalo Greensill, una banca australiana con sede a Londra e specializzata nel finanziamento delle supply chain, nel cosiddetto "reverse factoring". Guai seri quindi per chi ha un’esposizione verso Greensill Capital, il gigante della finanza che conta tra i suoi consulenti l’ex premier britannico David Cameron.

La banca Greensill ha fatto crac, presentando un’istanza di insolvenza a un tribunale del Regno Unito per ricevere la protezione dalle richieste dei creditori, sulla scia di un “grave stress finanziario”, culminato nell’incapacità di rimborsare un prestito del valore di 140 milioni di dollari a Credit Suisse.

 

Crac Greensill: BCE in allerta

La BCE vuole vederci chiaro in questa vicenda e ha già iniziato a chiedere alle banche dell’area euro di controllare se siano esposte, e in quale misura, al business di Greensill e del suo cliente GFG Alliance. Giovedì 4 marzo il sindaco di Monheim am Rhein, una piccola città tedesca che conta poco più di 42mila abitanti, ha lanciato l’alert sul rischio di una perdita, a capo della città, del valore di 38 milioni di euro circa investiti in Greensill Bank, per un valore di 1.000 euro a cittadino.

È possibile che perderemo l’intero ammontare della somma investita”, ha dichiarato Daniel Zimmermann in una lettera inviata ai membri del consiglio comunale, dopo che alla vigilia la BaFin, Autorità federale tedesca di supervisione finanziaria, ha congelato le operazioni bancarie di Greensill, citando “il rischio imminente” di indebitamento eccessivo.

Anche un’altra cittadina tedesca, riporta il Deutsche Welle, ovvero Bad Durrheim, è destinata a perdere i 2 milioni di euro che aveva depositato nella banca Greensil Bank, stando a un comunicato diramato giovedì scorso. Sia Bad Durrheim che Monheim hanno spiegato di aver puntato su Greensill per non pagare tassi di interesse negativi in altri istituti finanziari.

 

Crac Greensill: cosa è successo

Greensill era una società finanziaria fondata dall’australiano Lex Greensill: il suo valore è stato calcolato in 4 miliardi di dollari in base agli investimenti del Vision Fund di Softbank. Ovviamente, il crac di Greensill è un duro colpo per la conglomerata giapponese.

La società è nata definendosi startup tecnologica e ponendosi come obiettivo quello di competere con banche tradizionali del calibro di Citigroup e JP Morgan Chase, puntando su quei clienti esclusi dai colossi del calibro di Wall Street in quanto privi dei requisiti richiesti.

Greensill si era specializzata nel settore della “supply-chain finance”, un insieme di attività sostenute dalla tecnologia e di processi di finanziamenti che hanno il fine di abbassare i costi e di migliorare l’efficienza per le parti coinvolte in una transazione. Praticamente, si tratta di una catena di finanziamento che permette alle aziende di indebitarsi per pagare i loro fornitori.

Infine, ed è una delle principali chiavi del successo e dei suoi guadagni esponenziali in questi ultimi anni di Greensill, la banca impacchetta questi crediti in complessi strumenti finanziari che colloca sul mercato. Una prassi che ricorda quella che ha dato vita alla Grande Crisi dei mutui subprime del 2007 con il fallimento di Lehman Brothers.

In questo modo, Greensill è diventata leader nel settore e anche tra i principali finanziatori dell’impero del magnate britannico Sanjeev Gupta, di cui fa parte Liberty Steel, il terzo più importante produttore di acciaio del Regno Unito.

Il sistema si è però inceppato, quando la scorsa settimana il principale assicuratore di Greensill si è rifiutato di rinnovare un contratto firmato per un valore di 4,6 miliardi di dollari. A quel punto Credit Suisse ha congelato 10 miliardi di dollari di fondi collegati alla società, chiedendo la restituzione di 140 milioni di dollari di prestiti erogati nel mese di ottobre.

Greensill si è ritrovata così in una situazione di “credit crunch”, confermata in tribunale dai suoi legali l’8 marzo scorso. I suoi guai non potevano non colpire l’impero del tycoon Sanjeev Gupta, ovvero il GFG Alliance che, come ha riferito nelle ultime ore la BBC, stando a quanto riferito dai legali di Greensill, versa “in difficili condizioni finanziarie”, tanto da aver “iniziato a fare default” sul proprio debito e quindi anche sugli impegni finanziari che doveva onorare a favore di Greensill.

La stessa GFG, in una lettera datata 7 febbraio 2021, aveva avvertito che sarebbe collassata, nel caso in cui Greensill avesse smesso di finanziare il suo capitale di esercizio. Per avere un’idea di come un disastro finanziario finisca per diventare disastro economico e disastro sociale, basti pensare che, se GFG fallirà – alla conglomerata fa capo la compagnia di acciaio Liberty Steel – decine di migliaia di lavoratori in tutto il mondo rischieranno di finire in mezzo alla strada.

GFG ha una forza lavoro complessiva mondiale di 35mila unità. Per ora il campanello di allarme è stato suonato nel Regno Unito, visto che Liberty - che fa capo alla GFC - è il terzo principale produttore di acciaio nel paese, con 3mila dipendenti circa.

L'americana Apollo Global Management voleva comprare il nucleo della piattaforma di trading Greensill per meno di 100 milioni di dollari e seppellire il tutto nelle viscere della terra. Ma il piano di Apollo è sull'orlo del collasso, secondo fonti citate dal Financial Times. Quasi tutti i consiglieri di Greensill si sono dimessi sostenendo di non aver visto e saputo niente, compreso il fratello di Lex. Nonostante ciò, è probabile che nelle prossime settimane dalla BCE e da altri regolatori bancari si sentirà dire che la situazione è, di fatto, sotto controllo.

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