Milton Friedman: chi era l'economista della teoria monetaria

Milton Friedman è stato uno degli economisti più influenti nel panorama politico-economico mondiale del Dopoguerra. Per questo ha ottenuto nel 1976 il Premio Nobel come più alto premio delle sue teorie economiche in campo monetario. Sul piano della politica economica in generale, è stato l'esponente più rappresentativo delle concezioni neo-liberiste, come dimostrano i suoi scritti "Capitalism and freedom" e "Free to choose" rispettivamente del 1967 e del 1980.

 

Milton Friedman: biografia, pensiero e opere

Milton Friedman è nato a Brooklyn il 31 luglio del 1912 da genitori ebrei emigrati ucraini, Jenő Saul Friedman e Sára Ethel Landau. Trasferitosi da piccolo nel New Jersey, Friedman si diplomò a nemmeno 16 anni alla Rahway High School e si laureò ad appena 20 anni alla Rutgers University.

Nel 1933 ottenne una borsa di studio come ricercatore alla University di Chicago e collaborò l'anno successivo con la Columbia University, dove conobbe alcuni importanti esponenti del pensiero liberista come George Stigler. Insieme a costui, Friedman portò avanti la teoria del laissez-faire laissez-passer, ovvero un'idea che si basava sul fatto che gli interventi dello Stato sull'economia finissero nella gran parte dei casi per essere dannosi. Quindi sarebbe meglio che si desse spazio al libero mercato.

Enormi furono i contributi di Friedman sulla teoria quantitativa della moneta, secondo la quale l'inflazione è solo un fenomeno monetario, poco utile per ridurre la disoccupazione nel lungo termine. La politica monetaria dello scienziato americano si basava sulla crescita della massa monetaria come mezzo più efficace di qualunque altra forma di intervento per assicurare un quadro di stabilità. Alcune Banche Centrali come la FED e la BCE spesso ne presero spunto nell'adozione del Quantitative Easing molti anni più tardi.

Appena dopo la Seconda Guerra Mondiale, Milton Friedman ottenne la cattedra come professore di economia all'Università di Chicago, dove insegnò fino al 1976. Nel frattempo furono molti i suoi saggi, che abbracciarono vari campi dell'economia.

Ad esempio, nel 1954 vi fu la pubblicazione di "Essay in positive economics", uno scritto che affrontava l'approccio metodologico. Nel 1957 uscì l'opera "A theory of the consumption function", dove si parlava della funzione del consumo nell'economia. Tra il 1957 e il 1963 Friedman scrisse "A monetary history of the United States", in cui si fronteggiava il tema della storia economica degli USA. Nel 1969 vi fu la riformulazione della teoria quantitativa con il saggio "The optimum quantity of money and other essays".

 

Milton Friedman: i rapporti con la politica

Le idee liberiste di Milton Friedman fecero molta presa nella politica economica adottata da Governi ultra-liberisti come quello britannico di Margaret Thatcher e quello statunitense di Ronald Reagan. Quest'ultimo però trovò in Friedman un oppositore quando si imbatté nel proibizionismo della droga. Al contrario ebbe un appoggio incondizionato allorché propose l'abolizione del servizio di leva. Nel 1988 Reagan conferì a Friedman la prestigiosa onorificenza della Medaglia Presidenziale della Libertà, in segno di condivisione della sua visione sull'economia.

Molto controversi furono i rapporti tra Friedman e il regime dittatoriale cileno di Augusto Pinochet. Alcune delle riforme avviate dal dittatore cileno trovarono nelle teorie dell'economista statunitense un punto di riferimento importante. In particolare nel 1975 Pinochet fece esplicita richiesta a Friedman su come gestire l'economia, in quanto lui e il suo entourage si ritenevano sprovvisti di cognizioni di finanza applicata all'economia.

In risposta, Friedman elencò una serie di punti attraverso cui la pratica del liberismo friedmaniano poteva essere calibrata alla condizione economica cilena. In una delle visite in Cile tuttavia l'economista dichiarò pubblicamente che solo la democrazia poteva conciliarsi con un approccio liberista della politica. Pertanto, un regime militare in tal senso non poteva essere sostenuto.

I suoi rapporti con Pinochet furono spesso criticati dalla stampa in quanto ritenuti ambigui, sebbene egli abbia sempre rifiutato di insegnare in Cile durante la dittatura, a differenza di altri suoi colleghi economisti e docenti americani. In fondo Friedman considerava il Governo cileno terribile e spregevole, per tale ragione non accettò mai nè denaro dal Governo cileno, nè ruoli di consulente ufficiale. In Italia, Milton Friedman trovò grande sostegno nei partiti di destra, soprattutto negli anni '90 quando vi fu l'ascesa di Forza Italia di Silvio Berlusconi.

 

Milton Friedman: gli ultimi anni

Quando scoppiò la guerra in Iraq nel 2003, Friedman vi si oppose energicamente, esattamente come fece 12 anni prima riguardo la guerra del Golfo. Nel 2005 fu il primo firmatario di un appello contro il proibizionismo sulla marijuana, consacrando una battaglia che portava avanti da circa 20 anni.

Secondo l'economista americano, la guerra alle droghe leggere non faceva altro che favorire la grande criminalità e in questo Friedman si è attirato le inimicizie anche tra alcuni esponenti del Partito Repubblicano che l'avevano sempre sostenuto nelle sue idee. Quella sulle droghe fu l'ultima battaglia condotta da Milton Friedman, il quale si spense per un attacco cardiaco a San Francisco il 16 novembre del 2006, all'età di 94 anni.

 

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