Accordi di Bretton Woods: com'è nata e finita l'età dell'oro

In pieno secondo conflitto mondiale, nella città di Bretton Woods, situata nel New Hampshire negli Stati Uniti, 44 Paesi alleati firmarono un accordo di portata storica che avrebbe gettato le basi del sistema monetario e finanziario mondiale per più di 25 anni.

L'idea di fondo era quella di evitare almeno in parte il ripetersi delle cause che portarono alla Grande Depressione del '29, fissando le linee guida a cui tutti gli Stati facenti parte del patto dovevano attenersi. Da lì nacque un ordine globale che minava l'indipendenza monetaria delle Nazioni e che era il frutto di una negoziazione tra le stesse. Proprio il caos monetario determinato dalla guerra rappresentò la spinta per superare le divergenze politiche e raggiungere un compromesso.

 

Gli accordi di Bretton Woods: le origini

La crisi economica e finanziaria originata dal crash di Wall Street del 1929 aveva impartito al Mondo una lezione molto dura: controllare il tasso di cambio con politiche di svalutazione per ottenere un vantaggio competitivo era una strategia fallimentare. Infatti in quegli anni le bilance dei pagamenti ridussero il deficit ma allo stesso tempo le entrate domestiche crollarono drammaticamente, portando recessione e disoccupazione.

Per questa ragione, tra il 1° e il 22 luglio 1944 i principali Paesi industrializzati d'Occidente, dopo un intenso dibattito, si riunirono al Mount Washington Hotel e misero nero su bianco un accordo che mirava ad agganciare le valute al Dollaro USA e a legare la moneta americana all'oro. Il cambio monetario quindi non poteva essere più manipolato ma era basato su rapporti fissi tra le valute. Anche attraverso questo canale si cercò di limitare la mobilità dei capitali, ritenuta la principale responsabile della crisi degli anni precedenti.

 

Gli accordi di Bretton Woods: i dettagli

Durante quelle tre settimane di trattativa, furono discussi due diversi piani, uno presentato dal delegato statunitense, Harry Dexter White e un altro dal delegato britannico, John Maynard Keynes. Il primo mirava a creare un ente sovranazionale rappresentato dai Paesi che avevano un peso proporzionale alla quota di capitale sottoscritto. Il secondo voleva stabilire una stanza di compensazione tra debiti e crediti dei vari Paesi attraverso il Bancor, un'unità monetaria di valenza internazionale. Alla fine si raggiunse un compromesso e furono stabiliti alcuni punti fondamentali:

 

  • La creazione di un istituto sovranazionale come il Fondo Monetario Internazionale che vigilava sulla stabilità monetaria e concedeva prestiti agli Stati in difficoltà finanziaria. Insieme all'FMI fu costituita la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, o Banca Mondiale, che aveva lo scopo di finanziare progetti specifici per i Paesi in via di sviluppo. Tre anni più tardi invece nacque il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) con il compito di liberalizzare il commercio internazionale;
  • Il sistema delle valute aveva come punto di riferimento il Dollaro americano, quindi tutte le monete dovevano essere convertibili nella valuta USA e oscillare in maniera molto lieve al suo cospetto. A sua volta il biglietto verde veniva agganciato all'oro a un prezzo fisso di 35 dollari l'oncia; questo significava che l'emissione di dollari poteva essere effettuata in rapporto alle riserve auree del Tesoro. Ovviamente tutti gli altri Paesi non potevano stampare moneta a proprio piacimento,  ma per farlo dovevano possedere oro in proporzione alla nuova moneta emessa. La svalutazione poteva avvenire solo previa approvazione dell'FMI e qualora sussistessero problemi strutturali per il Paese;
  • Se una valuta diventava scarsa l'FMI poteva prendere a prestito da quel Paese in cui si aveva scarsità o chiedere la concessione per prendere a prestito altrove in quella valuta. In alternativa il Fondo poteva dichiarare ufficialmente la scarsità della valuta e ripartirla in base alle necessità dei membri.

 

Gli accordi di Bretton Woods: la guerra del Vietnam e la fine di tutto

Il sistema riuscì a reggere per 27 anni, quando l'impegno statunitense nella guerra del Vietnam all'inizio degli anni '70 si rivelò particolarmente oneroso. Qualche decennio prima però le contraddizioni emersero in tutta la loro evidenza. Infatti il potere che aveva acquisito il Dollaro USA in quel periodo era enorme, essendo usato come moneta di riserva praticamente da tutti gli Stati.

Questo comportava che il Tesoro statunitense stampasse tutti i dollari di cui necessitava e li collocava nel resto del mondo esportando così inflazione negli altri Paesi. Negli anni però aumentarono, soprattutto di sponda francese, i dubbi che gli Stati Uniti potessero far fronte a tutte quelle richieste di conversione di dollari in oro.

La situazione precipitò quando, per via del Vietnam, gli USA aumentarono a dismisura la spesa militare. A quel punto stampare moneta per sostenerla non era più possibile senza impoverire le riserve auree dello Stato

Così il 15 agosto del 1971 il Presidente americano Richard Nixon annunciò la fine del sistema aureo sganciando il dollaro dall'oro. A dicembre dello stesso anno il G-10 sancì definitivamente l'epilogo agli accordi di Bretton Woods attraverso la firma dello Smithsonian Agreement. Grazie a tale documento si diede la possibilità ai cambi di fluttuare liberamente senza l'imposizione di regole precise.

La fine degli accordi di Bretton Woods non segnò però la fine degli istituti che furono contestualmente costituiti. L'FMI e la Banca Mondiale infatti ancora oggi continuano ad essere operativi, mentre il GATT fu sostituito nel 1995 dall'OMC, ovvero dall'Organizzazione Mondiale del Commercio.

 

La fine degli accordi di Bretton Woods: le conseguenze

L'annuncio di Nixon risuonò sui mercati con lo stesso fragore di una dinamite. Da quel momento infatti iniziarono anni di turbolenze valutarie alimentate proprio da quelle speculazioni finanziarie che si cercò di arginare con gli accordi del '44.

Gli eccessi condussero al fenomeno della stagflazione, ossia della recessione economica accompagnata dall'alta inflazione. In alcuni Paesi come l'Italia la crescita delle ristrutturazioni aziendali, della disoccupazione e quindi del malessere sociale sfociò a un certo punto nella diffusione violenta di fenomeni come il terrorismo che insanguinarono le nostre città per più di un decennio.

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