Transizione verde e digitalizzazione favoriscono ENI in Borsa

I prezzi del petrolio hanno di recente toccato nuovi massimi pluriennali sulle aspettative di una ripresa della domanda di carburante in Europa, Cina e USA. Secondo il colosso finanziario Goldman Sachs, i prezzi del greggio raggiungeranno gli 80 dollari al barile quest'estate, in quanto i progressi nei programmi di vaccinazione stanno dando impulso all'attività economica globale.

L'Agenzia internazionale per l'energia nel suo rapporto mensile ha affermato che i produttori di petrolio dell'OPEC+ dovrebbero aumentare la produzione per soddisfare la domanda, che è destinata a tornare ai livelli pre-pandemia entro la fine del 2022.

In questo contesto i titoli del settore oil & gas italiani sono in evidenza tra le blue chip di Piazza Affari, uno su tutti ENI che, insieme ad altre cinque big dell’energia, intende partecipare all’espansione della produzione di gas naturale liquefatto in Qatar. Lo hanno riferito lunedì scorso a Reuters alcune fonti del settore.

A Exxon Mobil, Royal Dutch Shell, TotalEnergies e ConocoPhillips, società già coinvolte nell'attuale produzione di Lng in Qatar, si sono unite Chevron ed ENI, presentando offerte il 24 maggio per il progetto d'espansione, secondo fonti vicine alla vicenda.

Le offerte mostrano che i big del settore energetico continuano ad avere un interesse per gli investimenti in progetti competitivi legati a gas e petrolio, nonostante la crescente pressione sul settore da parte dei Governi per ridurre le emissioni di gas serra. Eppure ENI non ha di certo trascurato l’impatto che potrebbero avere alcuni megatrend sul futuro del suo business. L’azienda è infatti da tempo impegnata in due temi sempre più importanti: la transizione energetica e la digitalizzazione. Vediamoli uno ad uno.

 

ENI: il percorso verso la transizione energetica

Il settore delle utility è già da tempo sotto i riflettori degli investitori, in particolare dopo che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato che gli USA ridurranno le emissioni di Co2 del 50-52% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005.

Per gli analisti di Equita SIM si tratta di indicazioni che "favoriranno in particolare reti e impianti rinnovabili nei prossimi anni, attraverso gli strumenti fiscali su investimenti e tasse, che porteranno all’aumento della capacità installata (rinnovabile)".

Guardando alle blue chip di Piazza Affari, spicca ENI, società coinvolta nella rivoluzione del proprio modello di business puntando proprio alla transizione energetica e alla digitalizzazione. Il Cane a sei zampe ha le energie rinnovabili al centro della propria strategia e, come anticipato nel Piano Strategico di Lungo Termine al 2050, si pone l’obiettivo di raggiungere i 60 GW di capacità installata, dagli 1 GW prodotti da rinnovabili nel 2020.

Questo impegno nelle energie verdi fa parte della trasformazione che il gruppo sta vivendo dal 2014 e contribuisce ad avvicinare il gruppo ad un traguardo ben più ambizioso: raggiungere la totale decarbonizzazione di tutti i prodotti e processi entro il 2050. Ma non vi è solo la transizione verde negli obiettivi della società guidata da Claudio Descalzi, ENI è anche impegnata nel processo di digitalizzazione. Vediamo perché.

 

ENI: l’impegno nella digitalizzazione

ENI è molto attiva nella digitalizzazione, un altro forte megatrend che interesserà sempre più le aziende in futuro. Ben 50,07 miliardi di euro del Recovery Fund verranno investiti nella digitalizzazione e altri 69,96 miliardi nella rivoluzione verde e nella transizione green.

Il futuro del Cane a sei zampe ruota attorno alle nuove tecnologie: HPC, Cloud, Edge e Intelligenza Artificiale. Il nuovo supercomputer industriale Hpc6 di ENI arriverà nel 2023, con l’obiettivo di una capacità elaborativa superiore ai 100 petaflop/s (un milione di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo), rispetto ai 51,7 petaflop/s di Hpc5 presentato a inizio 2020. Nel frattempo, l’ICT di ENI - che impiega 1.300 persone nel mondo - lavora su soluzioni di cloud ibrido parallele e punta sull’edge computing.

La digitalizzazione per il gruppo non è intesa solo come supporto abilitante, ma come traino per l’evoluzione del settore, che renderà possibili nuovi modelli di business soprattutto nella transizione energetica verso fonti a basse emissioni di carbonio.

Viste le enormi potenzialità della società e l’impegno nei più importanti megatrend che plasmeranno il futuro, ad attirare la nostra attenzione è stato il certificato Recovery Top Bonus di Société Générale con ISIN DE000SF0NT73 che ha come sottostante ENI. Vediamo cosa dice l’analisi tecnica sul gruppo guidato da Claudio Descalzi.

 

ENI: l’analisi tecnica

Il quadro tecnico di ENI continua a mostrare segnali di forza. Se si osserva il grafico settimanale si può notare che i corsi rimangono all’interno di un trend rialzista partito dai minimi registrati in area  5,72 euro a fine ottobre 2020. Nonostante sia stata violata la trendline ascendente che collega il minimo menzionato precedentemente con il minimo registrato a febbraio 2021 (ora transitante a 11,44 euro), la struttura tecnica favorisce l’implementazione di strategie rialziste.

In ottica di medio periodo, il breakout della resistenza statica a 10,95 euro darebbe il via a posizioni long che avrebbero come target l’area di concentrazione di offerta a 12,178 euro mentre come obiettivo più ambizioso il livello orizzontale più volte testato tra il 2018 e il 2019 a 13,41 euro. La positività verrebbe meno con una violazione stabile del supporto a 9,60 euro segnato a maggio.

 

Investire su ENI con i Certificati

La situazione descritta sinora sulle azioni ENI è particolarmente interessante se si guarda al Certificato Recovery TOP Bonus di Société Générale con ISIN DE000SF0NT73. Questo prodotto è quotato dal 25 maggio 2021 sul mercato SeDeX di Borsa Italiana ad un prezzo di emissione di 87,25 euro.

Questo strumento consente agli investitori di ricevere un rimborso a scadenza di 100 euro lordi a patto che alla data di valutazione finale fissata al prossimo 16 giugno 2022 (circa 12 mesi) la quotazione di ENI sia superiore a quella della Barriera, fissata a 8,50 euro, l’82,36% dello Strike Iniziale.

Per questo motivo, eventuali leggeri ribassi del titolo ENI non sarebbero un evento totalmente negativo, in quanto farebbero scendere il potenziale prezzo di acquisto del Certificate incrementando di conseguenza il rendimento potenziale a scadenza e lo spazio per un recupero più sostenuto delle quotazioni.

Al momento della scrittura il Certificato quota ad un prezzo ask di 93,80 euro (guadagno lordo potenziale del 6,60%), mentre ENI quota circa il 26,35% sopra la Barriera. Lo scenario negativo prevede invece che alla data di valutazione finale le quotazioni della società guidata da Claudio Descalzi siano pari o inferiori a 8,50 euro: il Certificato inizierà a replicare la performance negativa del sottostante calcolata rispetto allo Strike e moltiplicata per l’Importo di Calcolo di 89,7390 euro per certificato. Questo causerà una perdita sul capitale investito.

 

 

 

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