Bitcoin scivola sotto 40mila dollari, la Cina ne vieta l'utilizzo

È arriva la fine della bolla sulle criptovalute? A giudicare da quanto accaduto nelle ultime ore sembrerebbe proprio di sì. Sul mercato delle valute digitali si sono verificati crolli a due cifre per tutti i principali token, a partire da Bitcoin che ha sfondato al ribasso la quota psicologica di 40.000 dollari ed Ethereum che si trova sotta 3.000 dollari. Vendite anche su XRP e Dogecoin, la crypto preferita da Elon Musk, dopo una corsa folle nelle ultime settimane.

 

Criptovalute: la Cina vieta l'utilizzo per trading e pagamenti

A innescare il sell-off violento la decisione della Cina di vietare l'utilizzo delle valute virtuali per prezzare prodotti o fornire servizi da parte degli istituti finanziari e di pagamento. La motivazione è espressa nell'account WeChat ufficiale della Banca Popolare cinese: le criptovalute non sono valute reali.

Occorre precisare che l'avviso è stato comunque compilato da associazioni di settore e non da funzionari del Governo. Infatti sono state 3 istituzioni responsabili della vigilanza delle banche e dell'industria dei pagamenti, per la precisione la National Internet Finance Association of China, la China Banking Association e la Payment and Clearing Association of China, a stabilire il divieto, indi per cui la rilevanza è un pochino attenuata, anche se l'impatto emotivo comunque è lo stesso.

Giro di vite quindi per stringere su una regolamentazione che parte da lontano e cha ha lo scopo di addomesticare una speculazione che sta andando fuori controllo. Un passo decisivo è stato quello di adottare lo Yuan digitale come surrogato al contante, in modo tale da mantenere il controllo sui pagamenti che sta sempre più diventando appannaggio delle grandi società tecnologiche.

Le notizie che arrivano dalla Cina si uniscono al trambusto provocato da Elon Musk in questi giorni, quando il numero uno di Tesla ha sollevato la questione ambientale dell'estrazione di Bitcoin. Nonostante le precisazioni fatte dal miliardario sudafricano di non aver venduto le partecipazioni nella criptovaluta, gli investitori hanno comunque continuato a liberarsi del token in preda a uno stato d'animo compromesso, forse in maniera irrimediabile.

 

Criptovalute: per Christine Lagarde urge una regolamentazione

Una scoccata alle criptovalute è stata data anche da Christine Lagarde, in occasione dell'intervento al Generation Euro Students Awards 2021 svoltosi nella giornata di ieri. Il Governatore della Banca Centrale Europea ha definito Bitcoin ed Ethereum criptoasset e non criptovalute, precisando che si tratta di strumenti altamente speculativi, volatili e non stabili. Di conseguenza chi decide di avventurarsi in queste tipologie d'investimento deve essere consapevole che può perdere tutto il capitale.

La dimostrazione, secondo l'ex FMI, deriva dal fatto che è bastato un intervento di Elon Musk come quello al Saturday Night Show perché si materializzasse un crollo superiore al 20%. Lagarde ha inoltre precisato che il settore delle criptovalute ancora non ha le dimensioni tali per determinare dei rischi sistemici, ma oggi i tempi sono maturi per una regolamentazione. Tutto ciò per due ragioni: una per l'alto consumo di energia che comporta il mining e un'altra perché le crypto si prestano alle operazioni di riciclaggio del denaro e di finanziamento al terrorismo.

 

Crollo criptovalute: il parere degli analisti

Gli analisti nel complesso non sembrano troppo preoccupati per il calo repentino delle quotazioni delle monete digitali. Secondo uno studio condotto da Bank of America attualmente il trading su Bitcoin è il più affollato del mondo e quindi è naturale che in questo momento si veda un ritiro, come è avvenuto in passato. Tuttavia, anche stavolta la debolezza dovrebbe durare poco.

Stephane Ouellette, Amministratore Delegato e co-fondatore di FRNT Financial, ritiene che il caos che vi è in questo momento su Bitcoin e dintorni è stato scatenato dal cambiamento di posizione di Elon Musk, che prima ha alimentato il trend rialzista con gli acquisti di Tesla nel mese di febbraio e poi ha dato avvio alla correzione con una serie di dichiarazioni detrattive.

 

 

 

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